Montagna, consegnato al ministro Erika Stefani il dossier per sostenere il sistema delle imprese

roma -

E’ stato consegnato  al Ministro delle Autonomie e degli Affari Regionali Erika Stefani il dossier con le proposte formulate dal Tavolo “Innovazione Sostenibile e Imprese in Montagna”, istituito nell’ambito degli Stati Generali della Montagna e coordinato da Confindustria, attraverso la sua rete per le Terre Alte. Diversi e articolati i punti contenuti nel documento: dagli investimenti nella ricerca e nei ricercatori industriali allo sviluppo del lavoro “agile” per ridurre le distanze fisiche proprie dei territori di montagna, dall’introduzione di un “credito di imposta” utilizzabile dai beneficiari in compensazione con i propri debiti erariali e contributivi per investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione all’attivazione di bandi interprovinciali e interregionali per permettere la collaborazione tra imprese, centri di ricerca, università e start-up che superino i confini amministrativi. Innovazione e sostenibilità rappresentano due fattori chiave per favorire il sistema di imprese, soprattutto manifatturiere, che costituisce la leva più importante per garantire occupazione, e quindi sviluppo, alle aree montane.

«Senza impresa - dichiara il presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia, Gianni Filippa - non c’è futuro per le Terre Alte. Ed è da questo assunto che deve partire ogni programmazione per questi territori, con una premessa fondamentale: prima di tutto serve un nuovo “immaginario collettivo” della montagna. Bisogna uscire dalla rappresentazione di queste aree come regno della natura non contaminata dall’attività umana, dove il rispetto dell’ambiente è possibile solo in quanto “altro” rispetto alla dimensione produttiva: luoghi senza economia, senza lavoro, senza trasformazione della materia da parte dell’uomo e della tecnologia. Un immaginario, questo, tipicamente urbano, di chi non vive in montagna, e che mal si concilia con nuove e più incisive politiche di sviluppo delle Terre Alte, con progettualità di vita e di lavoro di nuovi potenziali montanari, con azioni e iniziative per il mantenimento del sistema di imprese, soprattutto manifatturiere, che generano occupazione e benessere anche ad alta quota; un immaginario che, in ultima analisi, è ostile alla sopravvivenza stessa delle zone montane».

«Le montagne - conclude Filippa - possono dunque trovare un impulso allo sviluppo se sapranno costruire un nuovo “racconto” di se stesse: non più come terre selvagge e abbandonate a una natura incontaminata, bensì come aree in cui l’innovazione tecnologica, la qualità del capitale umano e sociale e le sfide ambientali rappresentano nuove opportunità di crescita economica».

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